Inserito da Max il 29 gennaio 2009 ore 22:46 · Categorie: Corsi, Storie, Video
Quando parlo di “pastasciutta”, intendo dire ore di barca e miglia d’acqua macinate, e più se ne fanno più s’impara.
E le miglia dovrebbero essere navigate a bordo delle più disparate tipologie di barche, dal piccolo Optimist alla più grande delle imbarcazioni d’altura.
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Inserito da Davide il 9 gennaio 2009 ore 00:17 · Categorie: Eventi, News, Windsurf
Nei giorni successivi al Natale, alcune delegazioni di accaniti windsurfers ed appassionati hanno lasciato le temperature polari del norditalia per andare a cercare il caldo aliseo dei tropici… Ecco la testimonianza di uno dei reduci:
“Mi chiamo Davide, e sono FUORIDIVELA.
La mia terapia per superare questo rigido inverno in attesa delle brezze primaverili ha coinvolto anche Carla, Andrea e Cate, Ale e Luca, e a distanza di due giorni anche Marco ed una manciata di suoi amici… Insomma una vera e propria terapia di gruppo!!! E siamo partiti in pellegrinaggio.
Come avesse ascoltato la prescrizione della mamma prudente (niente bagno dopo mangiato; non prendere tanto sole che sei pallido etc.), il vento nei primissimi giorni è stato inferiore alle aspettative, ma ha consentito ai principianti del gruppo un ottimo percorso di apprendimento, e ai più bravini un antipasto di planata con vele intorno alla 7. Anche il sole ha fatto capolino con molta discrezione, quasi a non voler turbare il colorito verdognolo al neon che Milanesi e Torinesi spesso e volentieri ostentano…
Nel frattempo la sabbia calda e asciutta ha iniziato a levigare lo strato di ruggine depositatosi sulle nostre giunture durante i mesi autunnali e le gozzoviglie natalizie, mentre il clima NO STRESS dell’isola, unito alle innumerevoli occasioni di degustare caipirinha e caipiroska in abbondanza, ha sicuramente favorito il potere lenitivo-curativo dell’isola.
Ma la cura vera e propria, il motivo del nostro devoto pellegrinaggio in cerca di grazia e benedizione, doveva ancora arrivare… ed è arrivata facendosi annunciare da un messaggio telegrafico da parte dei “locals”: DOMATTINA PRESTO VEDREMO PUNTA PRETA COME SI VEDE DUE VOLTE ALL’ANNO. Alle divinità del vento e delle onde avremmo quindi innalzato il sacrificio più costoso, ovvero quello di rinunciare alla serata del trentuno in stile Capoverdiano!!
Così fu (a parte dei piccoli bagordi in formato tascabile: panettoni e spumantino forniti da Carla, rapido giro sul lungomare e nel corso principale per poter dire io c’ero).
E la mattina seguente, dirigendoci a grandi passi verso il santuario di Punta Preta, tutti noi cominciammo ad avere visioni mistiche ed altri segni sacri: Onde giganti il cui spray era visibile a un paio di chilometri di distanza guidavano il nostro passo con certezza; il vento si distendeva e raggiungeva i 18-20 nodi; Josh Angulo arrivava col pick-up ed armava una 5.3; lo swell ingrossava ulteriormente fino a formare muri urlanti, alti 5 metri, che si abbattevano sulla spiaggia a gruppi di sei o sette…
Il resto non si può descrivere a parole, ma qualche documento visivo potrà forse aiutare l’immaginazione del lettore. Di sicuro l’esperienza mistica ha illuminato tutti noi avvicinando il nostro spirito al supremo: nei giorni successivi abbiamo surfato fino al sopraggiungere delle stigmate, Carla ha quasi planato alla terza ora di lezione, Ale ha sconfitto le leggi di Newton librandosi in planata come un uccellino, Cate ha affrontato la paura degli squali ed il sottoscritto ha infranto dopo un anno e mezzo la barriera psicologica del forward!
Luca e Andrea, ed anche i nostri impavidi amici milanesi (prossimamente su tutti gli schermi Lariani!) hanno rafforzato la propria fede nel sacro cammino del vento e delle onde.
Alleujah, Allelujah!!!!!!!!!!”
Potete contattare l’autore dell’articolo al seguente indirizzo: mailperdavide@yahoo.it oppure direttamente al reparto di psichiatria.
Inserito da Max il 1 gennaio 2009 ore 12:55 · Categorie: Deriva, Storie
Come tutti sappiamo, un velista non è tale senza la sua barca, ma certe barche, anche se semplici o non appariscenti, in realtà hanno più di un anima, e in alcuni casi più di una vita, quasi come un’Araba Fenice: questa è la storia dello Strale Manolito, una di queste barche.
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