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La conquista del… “EST”

I pistoleri sparino colpi in aria per festeggiare, l’oste serva il suo whiskey migliore, il pianista del saloon intoni una melodia di festa…

Finalmente abbiamo una baseeeee!!!!!!!!!!!

Sì, è vero, direte voi – la base ce l’avevamo già prima, e non è un vero Western perchè anche la Ferrovia era già lì e non c’erano gli indiani…

C’era il terreno di Dorio, le barche e la voglia di navigare sopra ogni cosa.  Questi sono gli ingredienti fondamentali, le prerogative indispensabili che ti fanno superare ogni ostacolo…

Ma di ostacoli ce n’erano davvero tanti!

Rovi alti 3 metri e piante secche con rami che rischiavano di cadere sulle teste dei passanti; sassi e rifiuti che ingombravano la spiaggia da più di 20 anni di incuria del terreno, nessun posto dove poter dormire, mangiare, fare gruppo e passare allegre serate… Nessun rifugio dal freddo e dalla pioggia.

Insomma “il selvaggio EST”…

Ebbene, siamo riusciti a venirne a capo: la matassa di rovi e piante selvatiche è stata dipanata e finalmente lo sguardo può spaziare in quello che sempre di più assomiglia a un giardino , i rami secchi e pericolanti sono stati abbattuti così come le piante infestanti; il prato sta nascendo (domenica abbiamo seminato l’erba!!!) e i nostri 300 metri di spiaggia sono ora un invito costante a sdraiarsi a prendere il sole, a fare un picnic o una grigliata!

Dopo una lunga ricerca abbiamo trovato  una coppia di appartamentini gemelli, ciascuno con bagno e doccia , infissi e doppi vetri (potrà sembrar normale, ma chi ha vissuto al Crotto l’anno scorso lo apprezzerà…), cucina e riscaldamento. Entrambi sono provvisti di mansarda al piano superiore, per un totale di circa 20 posti letto. Anche qui l’impegno per la “civilizzazione” è stato enorme: in due weekend sono stati montati e messi a dimora quattro armadi ikea a tutta altezza, una cucina con ripiano, pensili e lavello, un piano cottura, una cappa di aspirazione, tre forni, una lavastoviglie, un frigorifero, sei lampadari, una dozzina di materassi.

Contemporaneamente il terreno veniva dotato di una gabbia multiuso per il rimessaggio delle attrezzature, delle vele e da utilizzare come spogliatoio: 1700 kg di ferro scaricati a mano, trasportati in loco e assemblati sotto la pioggia…

Come novelli cowboy abbiamo esteso il limite della frontiera, e adesso non vediamo l’ora di poter cavalcare (a vela!) liberi verso il tramonto…

Un grazie a tutti i valorosi partecipanti, e a tutti quelli che si uniranno d’ora in poi, visto che il cammino è ancora lungo!

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