Come tutti sappiamo, un velista non è tale senza la sua barca, ma certe barche, anche se semplici o non appariscenti, in realtà hanno più di un anima, e in alcuni casi più di una vita, quasi come un’Araba Fenice: questa è la storia dello Strale Manolito, una di queste barche.
Giusto qualche giorno fa, Maestro d’Ascia Nicolo’ mi ha consegnato uno scafo completo nuovo dello Strale, di cui Fuoridivela ha lo stampo, e dietro suggerimento di Beddazzo aka Sergio Cendali, approfittando del suo armamento, farò una storia a puntate, su come ho trovato la barca, su come ci abbiamo navigato, su come è morta, su come è rinata e su quanti di noi hanno imparato, stanno imparando e impareranno la nobile arte del DERIVISMO grazie ad una piccola e semplice barca a vela di 4,9 metri.
Ovviamente chiunque abbia del materiale o la semplice testimonianza scritta sul Manolito, lo invito a partecipare a questa storia piccola ma grande allo stesso tempo.
Capitolo 1 : Della spiaggia di Campione e del Gruppo Sconvolti del Garda.
Correva l’anno 1991, e un folto gruppo di amici velisti, avevano eletto la spiaggia di Campione del Garda (questa): eravamo in parecchi, facevamo parte di una grande famiglia, che si chiamava Centro Nautico di Levante, ci eravamo conosciuti in quel di Torre Guaceto e avevamo scelto Campione per le nostre esperienze e soprattutto veleggiate al di fuori dell’acqua salata.
A quel tempo eravamo tutti abbastanza squattrinati, e Campione era l’unico posto con una spiaggia in cui si poteva lasciare liberamente le barche in spiaggia del Lago di Garda e contemporanamente avere un bellissimo paese e tutti quegli appoggi per fare vela come si deve: tutto in perfetto stile Glenans.
Per stile Glenans (vedi anche qui) intendo vela per tutti e in sicurezza, perché la miglior scuola è sempre il navigare, e più si naviga e più si impara, quello che nel mio gergo chiamo “pastasciutta”, se non mangi pastasciutta non potrai mai crescere, la miglior scuola del mondo senza successiva indigestione di pastasciutta non t’avrà insegnato nulla: ma lo stile Glenans, oltre che alla pastasciutta, insegna che non importa il mezzo con cui navighi, per cui un vecchio e sicuro guscio di noce và benissimo, altro che l’ultimo modello superfigotecnologicocarboniotitaniopibio di imbarcazione costosissima, che purtroppo è l’idea che l’opinione pubblica e, ahime, molti velisti o pseudotali, hanno della vela.
Ma torniamo a Campione, trovato il lago e la spiaggia restavano le barche, e come sempre l’italico ingegno venne in nostro aiuto.
Dovete sapere che il Lago di Garda, e quasi tutti i laghi del Nord Italia, essendo di origine glaciale, hanno pochissimo terreno piano e spiagge attorno, ergo questi luoghi sono rari e costosi come il conseguente spazio da dedicare all’attività veliche tramite porti, circoli nautici e spiagge attrezzate: ecco che solo mantenere il posto barca annualmente, a volte supera il valore di una vecchia ma efficente deriva.
Così giocoforza si scelse Campione quasi spontaneamente: i primi tre furono dei ragazzi del basso Lago di Garda, notoriamente avaro di vento nella stagione calda e di circoli velici “economici”, e cosi il sottoscritto, approfittando del posto barca economico per non dir gratuito, portò il suo rottame di Flying Dutchman Born To Run , che nulla aveva a vedere con i veri violini che sono i suoi fratelli, su cui da incoscente autodidatta avevo mangiato le mie prime pastasciutte, mentre l’Anna Quinzani (futura presidente CNL) e la nostra Guida Spirituale Gianni Dosi già frequentavano Campione con vari catamarani, Laser e 420, e dopo esserci conosciuti a Torre Guaceto, impiantammo sulla spiaggia i primi germogli del “Gruppo Sconvolti del Garda”.
Max Pigiamino Perbellini
Posted By: Lorenzo On: gennaio 07, 2009 At: 19:10
Grande Max! Sono curiosissimo di sentire il resto…
Ma giusto per chiarire anche al pubblico, ma senza anticipare… Che legame di parentela c’è tra lo Strale che abbiamo sul Lago di Como e il Manolito?